Legge di bilancio 2022 – Le novità per lavoro e previdenza

La legge di bilancio 2022 contiene diversi interventi che impattano sull’amministrazione del personale a partire dalla revisione delle aliquote irpef (da 5 a 4 aliquote per scaglioni di reddito), che entrerà in vigore a decorrere dalle retribuzioni di marzo, passando per l’assegno unico universale, anch’esso in vigore da marzo 2022, con conseguente rimodulazione delle detrazioni da lavoro dipendente (che assorbono il bonus di 100 euro) e del trattamento integrativo previsti dal DL n. 3/2020. Quest’ultimo si annulla al superamento dei 15.000 euro di reddito, con un residuo per i redditi compresi tra i 15.000 ed i 28.000 euro annui.

Incentivi per i datori di lavoro che assumono percettori di reddito di cittadinanza, per i quali è previsto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a loro carico e a carico del lavoratore, nel limite dell’importo mensile del reddito di cittadinanza spettante al lavoratore all’atto dell’assunzione.

Novità anche sul fronte degli ammortizzatori sociali, estesi anche ai lavoratori a domicilio e a tutti i tipi di apprendistato e ai lavoratori in forza all’azienda richiedente da almeno 30 giorni. Applicazione di un solo massimale ai fini della determinazione dell’importo dell’integrazione salariale ed estensione della CIGS a tutte le imprese con almeno 15 dipendenti. Nel computo dovranno essere conteggiati anche dirigenti, lavoratori a domicilio e apprendisti.

I trattamenti CIGS vengono estesi senza limiti dimensionali, a tutte le imprese del trasporto aereo, del sistema aereoportuale e dei partiti e movimenti politici.

Per le aziende con più di 15 dipendenti che hanno fatto ricorso alla CIGS per crisi o riorganizzazione aziendale, prevista la possibilità di una solo proroga di 12 mesi del trattamento, non rinnovabile.

Prevista inoltre la possibilità di svolgere attività di lavoro subordinato a tempo determinato per i percettori di integrazioni salariali, con sospensione della loro erogazione se il rapporto ha durata pari o inferiore a 6 mesi, con sospensione del trattamento. Il trattamento viene invece annullato in caso di svolgimento di rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato di durata superiore ai 6 mesi, o di lavoro autonomo.

Inoltre, il contributo addizionale decrescerà a decorrere dal 2025 per le aziende che dovessero richiedere l’intervento di CIGO o CIGS purché non ne abbiano fatto richiesta nei 2 anni precedenti.

Prevista invece l’eliminazione dell’esonero dalla contribuzione addizionale da gennaio 2022, per le imprese che fabbricano elettrodomestici con oltre i 4.000 dipendenti, che nel 2019 abbiano stipulato contratti di solidarietà per massimo 15 mesi.

Stabilito l’intervento in materia di integrazioni al reddito (Assegno ordinario) dei Fondi di solidarietà bilaterale, con durata ed importi pari ai trattamenti di integrazione salariale, per qualsiasi azienda\datore di lavoro rientrante nel comparto produttivo di pertinenza, senza limiti dimensionali, ma con almeno 1 lavoratore dipendente. I Fondi hanno tempo per adeguarsi fino al 31/12/2022.

E ancora, l’estensione del congedo obbligatorio di maternità alle lavoratrici iscritte alla gestione separata, alla gestione autonomi e liberi professionisti.

Confermato il congedo obbligatorio di paternità di 10 giorni, fruibili entro 5 mesi dalla nascita del figlio o dall’ingresso del minore in famiglia. Rimane invece alternativo a quello della madre il congedo facoltativo del padre.

Per le lavoratrici madri, dipendenti del settore privato, che rientrano al lavoro dopo la fruizione del congedo obbligatorio di maternità, prevista la decontribuzione nella misura del 50% dei contributi dovuti a loro carico per i 12 mesi successivi al rientro a lavoro. Nessuna riduzione contributiva è prevista per i datori di lavoro.

Per i rapporti di lavoro dipendente, con esclusione dei rapporti di lavoro domestico, è riconosciuto un esonero sulla quota dei contributi previdenziali per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti a carico del lavoratore di 0,8 punti percentuali per i periodi di paga dal 1° gennaio al 31 dicembre 2022, a condizione che la retribuzione imponibile, parametrata su base mensile per tredici mensilità, non ecceda l’importo mensile di 2.692 euro, maggiorato, per la competenza del mese di dicembre, del rateo di tredicesima. Resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche”.