INPS, Messaggio n. 528 del 5/02/2021 – Ticket licenziamento per risoluzioni da accordi collettivi e revoca licenziamento

Col messaggio n. 528 del 5/02/2021 l’INPS affronta gli aspetti contributivi delle risoluzioni consensuali di rapporti di lavoro a seguito di accordi collettivi, così come quelli derivanti dalla revoca di licenziamenti per accedere ai trattamenti di integrazione salariali previsti dalla normativa emergenziale.

La legge di bilancio 2021 (L. n. 178/2021) ha prorogato la normativa sul blocco dei licenziamenti prevista dal D.L. n. 18/2020 e successive modifiche e integrazioni, nonché la normativa sulle risoluzioni consensuali collettive di cui al D.L. n. 104/2020.

Per quanto riguarda queste ultime, dal 15 agosto 2020 devono essere esposte in Uniemens col Tipo cessazione2A” avente il significato di “Interruzione del rapporto di lavoro a seguito di accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro”.

Qualora fossero stati utilizzati altri codici Tipo cessazione, si dovranno regolarizzare i flussi, secondo le consuete modalità.

Poiché tali risoluzioni consensuali garantiscono ai lavoratori l’accesso teorico al trattamento NASpI, il datore di lavoro è tenuto a versare il ticket di licenziamento. Per la misura e il computo dell’anzianità, l’Istituto rimanda alla circolare n. 40/2020.

Il versamento in unica soluzione va effettuato nei termini di versamento della denuncia contributiva successiva a quella del mese in cui è intervenuta la cessazione del rapporto di lavoro.

Per quanto riguarda invece, le risoluzioni di rapporti di lavoro, differenti da quelle derivanti da accordo collettivo (fattispecie escluse dall’applicazione del blocco dei licenziamenti), anch’esse sono soggette al versamento del ticket di licenziamento, e nel caso siano intervenute prima della pubblicazione del presente messaggio, questo è da effettuarsi entro il versamento della denuncia di marzo 2021 (aprile/2021).

Per quanto riguarda la revoca di licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, la fattispecie è stata prevista dal D.L. n. 104/2020 per i licenziamenti già intimati alla data di entrata in vigore della norma o nel corso dell’anno 2020, a condizione che il datore di lavoro inoltrasse contestualmente richiesta di trattamento di integrazione salariale con causale COVID-19, con decorrenza dalla data di efficacia del licenziamento revocato.

Vari interventi normativi hanno poi limitato l’efficacia temporale della misura al periodo dal 15 agosto 2020 al 13 ottobre 2020.

In questa ipotesi, il rapporto di lavoro è stato ripristinato senza soluzione di continuità e senza oneri né sanzioni per il datore di lavoro, con intervento dell’integrazione salariale e con sospensione degli obblighi contributivi in capo al datore di lavoro; ad esclusione di quelli relativi il versamento del TFR al Fondo Tesoreria dell’INPS, che permane anche durante il trattamento di integrazione salariale.

I datori di lavoro che non avessero adempiuto a tale obbligo, dovranno effettuarlo entro il termine del versamento della denuncia del mese successivo a quella del messaggio in esame (aprile/2021).

La revoca del licenziamento invece,  fa venire meno l’obbligo di versamento del ticket di licenziamento. Per il recupero di quello eventualmente versato, ci si dovrà avvalere della procedura di regolarizzazione.

https://www.inps.it/MessaggiZIP/Messaggio%20numero%20528%20del%2005-02-2021.pdf