INPS – Equiparazione quarantena COVID-19 a malattia

Col messaggio n. 2584 del 24/06/2020, l’INPS comunica le modalità di trattazione delle malattie legate all’emergenza epidemiologica da COVID-19, secondo quanto disposto dall’Art. 26 del D.L. n. 18 del 17 Marzo 2020.

In particolare:

La malattia da COVID-19 conclamata rientra nella consueta gestione della malattia comune e viene riconosciuta anche ai lavoratori iscritti alla Gestione separata, sulla base della specifica normativa di riferimento.

Vengono equiparate alla malattia sia ai fini dell’indennizzo da parte dell’Istituto e dell’eventuale integrazione contrattualmente prevista a carico dei datori di lavoro, nonché per l’attribuzione della contribuzione figurativa, la quarantena con sorveglianza attiva o permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva, e la quarantena precauzionale . Tali periodi non sono da computare per il raggiungimento del limite massimo previsto per il comporto nell’ambito del rapporto di lavoro.

Viene equiparato al ricovero ospedaliero l’intero periodo di assenza dal lavoro debitamente certificato, fino al termine del 31 luglio 2020, dei lavoratori dei settori privato e pubblico in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità (art. 3, comma 3, della legge n. 104 del 1992) o in possesso del riconoscimento di disabilità (art. 3, comma 1, della legge n. 104 del 1992). Si ricorda che in caso di degenza ospedaliera è prevista una decurtazione ai 2/5 della normale indennità qualora non vi siano familiari a carico.

Per tutelare i lavoratori nel periodo precedente all’entrata in vigore del decreto-legge n. 18/2020, l’art.26 c. 4 stabilisce, in deroga a quanto previsto al comma 3, che vengono considerati validi, per il riconoscimento dell’indennità di cui al comma 1, i certificati medici prodotti anche in assenza del prescritto provvedimento dell’operatore di sanità pubblica.

Ugualmente, sono da considerarsi accoglibili, sempre fino alla suddetta data di entrata in vigore del decreto, i provvedimenti emessi dall’operatore di sanità pubblica presentati dai lavoratori anche in assenza dei certificati di malattia redatti dai medici curanti.