Emergenza COVID-19 – Sospensione versamenti imprese/lavoratori autonomi

Con il Decreto-Legge 8 aprile 2020, n. 23, recante “Misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali” (c.d. “decreto liquidità”) sono state introdotte misure volte a salvaguardare le imprese da una potenziale e grave crisi di liquidità derivante dalle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica COVID-19.

Il predetto decreto estende a tutte le imprese, a prescindere dall’attività economica concretamente esercitata o da limiti dei ricavi o compensi dell’esercizio precedente, come previsto dal Decreto-Legge 17 marzo 2020, n. 18, la sospensione dei versamenti in autoliquidazione in scadenza nel mese di aprile 2020 e nel mese di maggio 2020, relativi alle ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilato, alle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale, all’imposta sul valore aggiunto e ai contributi previdenziali e assistenziali, nonché ai premi per l’assicurazione obbligatoria, purché l’impresa abbia subito una contrazione del fatturato rispetto ai mesi di marzo e aprile relativi al periodo d’imposta precedente.

In particolare, il comma 1 dell’articolo 18 del decreto in questione prevede che i soggetti, con ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto stesso, beneficiano della sospensione dei suddetti versamenti in scadenza nei mesi di aprile 2020 e maggio 2020, a condizione che abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33 per cento nel mese di marzo 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta e una diminuzione della medesima percentuale nel mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta.

Il comma 3 dell’articolo 18 in esame, invece, stabilisce la sospensione dei medesimi versamenti per i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione con ricavi o compensi superiori a 50 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto, subordinando per tali soggetti la sospensione alla condizione che il fatturato o i corrispettivi siano diminuiti almeno del 50 per cento nel mese di marzo 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta e nella stessa percentuale nel mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta.

Una speciale disciplina è prevista (dal comma 6 dell’articolo 18) per i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza, per i quali è stabilita, a prescindere dall’entità dei ricavi o compensi del periodo d’imposta precedente, la sospensione dei versamenti IVA, per i mesi di aprile e maggio 2020, alla sola condizione che abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33 per cento nel mese di marzo 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta e nel mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo di imposta.

In merito alla ripresa della riscossione il comma 7 dell’articolo 18 prevede che i versamenti sospesi ai sensi dello stesso articolo siano effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal medesimo mese di giugno 2020.

Con il presente aggiornamento, per individuare le aziende per le quali è possibile usufruire della sospensione dei versamenti in scadenza nel mese di maggio 2020, si può utilizzare un apposito nuovo lavoro che consente di mettere a confronto il fatturato di due periodi IVA, evidenziando la percentuale e l’importo dello scostamento.

Emergenza COVID-19 – Ricavi/compensi non assoggettati a ritenute d’acconto

L’articolo 19, comma 1, del Decreto-Legge 8 aprile 2020, n. 23, stabilisce che i ricavi e i compensi percepiti, nel periodo compreso tra il 17 marzo e il 31 maggio 2020, da soggetti che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato, non sono assoggettati alle ritenute d’acconto di cui agli articoli 25 e 25-bis del Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, da parte del sostituto d’imposta, laddove ricorrano congiuntamente le seguenti condizioni:

  • nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto-legge, abbiano percepito ricavi o compensi non superiori a 400.000 euro;
  • nel mese precedente, non abbiano sostenuto spese per prestazioni di lavoro dipendente o assimilato.

I contribuenti che si avvalgono dell’opzione devono rilasciare un’apposita dichiarazione, dalla quale risulti che i ricavi e compensi non sono soggetti a ritenuta ai sensi della disposizione in esame, e provvedono a versare l’ammontare delle ritenute d’acconto non operate dal sostituto in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di luglio 2020, senza applicazione di sanzioni e interessi.

Per quanto riguarda le modalità operative di non applicazione della ritenuta, l’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 8 del 3 aprile 2020 ha fornito chiarimenti in merito alla corretta compilazione della fattura, precisando che i contribuenti che si avvalgono di tale opzione devono omettere l’indicazione della ritenuta d’acconto in fattura (analogica o elettronica). Nello specifico, laddove venga emessa una fattura elettronica, nella sezione <DettaglioLinee> non va valorizzata con SI la voce <Ritenuta> e, conseguentemente, non va compilato il blocco <DatiRitenuta>. Inoltre, nella fattura cartacea o nella <Causale> della fattura elettronica, è necessario indicare la dicitura “Si richiede la non applicazione della ritenuta alla fonte a titolo d’acconto ai sensi dell’articolo 19, comma 1, del Decreto-Legge n. 23 del 08/04/2020 e successive modificazioni”, precisando che la non applicazione della ritenuta è subordinata al pagamento della fattura entro il 31 maggio.

Con il presente aggiornamento, per individuare le aziende per le quali è possibile emettere documenti senza l’indicazione della ritenuta d’acconto in fattura, si può utilizzare un apposito nuovo lavoro che, dopo avere selezionato un mese/anno, consente di verificare l’ammontare dei ricavi o compensi percepiti nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data del 17 marzo 2020 e il sostenimento, nel mese precedente a quello selezionato, di spese per prestazioni di lavoro dipendente o assimilato.

Emergenza COVID-19 – Finanziamenti fino a 25.000 euro

Con il Decreto-Legge 17 marzo 2020, n. 18, e il successivo Decreto-Legge 8 aprile 2020, n. 23, è stata ampliata in modo significativo l’operatività del Fondo Centrale di Garanzia per le PMI, disponendo, fra l’altro, la gratuità della garanzia, con la sospensione dell’obbligo di versamento delle previste commissioni per l’accesso al Fondo stesso, l’ammissibilità alla garanzia di operazioni di rinegoziazione del debito e l’allungamento automatico della garanzia in caso di moratoria o sospensione del finanziamento per l’emergenza COVID-19.

In particolare, i finanziamenti fino a 25.000 euro, ma comunque non superiori al 25% dei ricavi dell’impresa (risultanti dall’ultimo bilancio depositato o dall’ultima dichiarazione fiscale presentata alla data della richiesta di garanzia o, per le imprese costituite dopo il 1 gennaio 2019, da altra idonea documentazione o anche autocertificati), sono garantiti al 100% dal Fondo Centrale di Garanzia per le PMI. In base alle attuali disposizioni, l’impresa presenta alla propria banca (o ad altro soggetto abilitato a concedere credito) una autocertificazione sui danni subiti dalla propria attività a causa dell’emergenza COVID-19. Non viene effettuato alcun tipo di valutazione da parte del Fondo sul soggetto beneficiario della garanzia, mentre la banca si limita alla valutazione del merito creditizio. Tali finanziamenti prevedono l’inizio del rimborso del capitale non prima di 24 mesi ed hanno una durata fino a massimo 6 anni. Il tasso di interesse applicato dalla banca tiene conto della sola copertura dei costi di istruttoria e di gestione dell’operazione. Il rilascio della garanzia è automatico e gratuito e la banca può quindi erogare il finanziamento dopo la verifica formale del possesso dei requisiti, anche senza dover attendere l’esito dell’istruttoria del Fondo. È importante evidenziare, però, che sono già state annunciate delle ulteriori semplificazioni dell’iter appena descritto, per cui la situazione potrebbe variare con l’approvazione di nuovi decreti.

Uno schema esemplificativo di come accedere ai finanziamenti bancari per la liquidità fino a 25.000 euro è stato fornito dall’Associazione Bancaria Italiana con la Circolare del 16 aprile 2020. Nell’allegato della predetta circolare viene chiarito che per richiedere il finanziamento bancario garantito dal Fondo PMI occorre inviare alla propria banca:

  • il modulo di richiesta del finanziamento messo a disposizione dalla banca sul proprio sito internet;
  • il modulo di richiesta della copertura del fondo di garanzia per le PMI, disponibile sul sito dello stesso Fondo (www.fondidigaranzia.it) nella sezione Modulistica (“Allegato 4-bis”).

Con il presente aggiornamento, per le aziende per cui si vuole richiedere il finanziamento per la liquidità fino a 25.000 euro, è possibile compilare automaticamente il suddetto modulo di richiesta della copertura del fondo di garanzia per le PMI (“Allegato 4-bis”), prelevando i dati anagrafici e l’ammontare dei ricavi dal gestionale.