Decreto Sostegni bis – Le novità nella gestione del personale

Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 26 maggio 2021, il Decreto Legge n. 73/2021 prevede i seguenti interventi riguardanti i datori i lavoro:

Art. 39 (Disposizioni in materia di contratto di espansione) – Ridotto a 100 unità il limite dimensionale per le aziende  che intendano stipulare contratti di espansione ai sensi dell’art. 41 del D.Lgs. n. 148/2015 (Si rammenta che il contratto di espansione siglato in sede ministeriale tra imprese a Sindacati, consente ai lavoratori distanti dal requisito pensionistico non più di 60 mesi, di accedere volontariamente ad un programma di esodo con la risoluzione contestuale del rapporto di lavoro, percependo un’indennità mensile commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro, sulla base delle disposizioni vigenti in ciascuna forma previdenziale. L’Indennità è a carico dell’azienda, che deve fornire apposita fideiussione all’INPS, e il periodo di percezione è coperto da contribuzione correlata, ai fini del pieno raggiungimento di requisiti pensionistici.).

ART. 40. (Ulteriori disposizioni in materia di trattamenti di integrazione salariale) – In alternativa ai trattamenti di integrazione salariale disciplinati dal D.Lgs. n.. 148/2015, per sostenere le aziende che hanno subito un calo di fatturato del 50% rispetto al 1° semestre 2019, è prevista la possibilità di accedere a trattamenti di CIGS per riduzione orario, previo accordo collettivo aziendale, allo scopo di mantenere i livelli occupazionali.

La CIGS potrà avere una durata massima di 26 settimane e riguarderà periodi compresi tra la data di entrata in vigore del decreto (26/05/2021) ed il 31/12/2021.

La riduzione dell’orario lavoro non potrà essere superiore all’80% dell’orario giornaliero, settimanale e mensile dei lavoratori interessati dall’accordo colletivo;

la riduzione oraria per singolo lavoratore non può essere superiore al 90% nell’arco dell’intero periodo per cui è stipulato l’accordo collettivo.

Il trattamento retributivo perso non dovrà tenere conto degli aumenti retributivi intervenuti nei 6 mesi precedenti la stipula dell’accordo collettivo, in forza di contratti aziendali.

Il trattamento di integrazione salariale viene ridotto nel momento in cui dovessero essere definiti successivi aumenti retributivi  derivanti da contratti aziendali.

L’impresa, specificandolo nell’accordo collettivo, può modificare in aumento la riduzione oraria per soddisfare esigenze di maggiore produzione che dovessero sopraggiungere successivamente.

Al verificarsi di questa ipotesi, il maggior lavoro prestato comporterà una riduzione del trattamento di integrazione salariale.

Ai lavoratori interessati dalla presente misura, sarà erogato un trattamento speciale di integrazione salariale pari al 70% della retribuzione globale per le ore di lavoro non prestate. Non si applicheranno i massimali CIG\CIGS.

Il datore di lavoro non dovrà versare contribuzione addizionale.

L’INPS gestirà il tutto avendo riguardo al limite delle risorse stanziate, superato il quale nessuna ulteriore richiesta verrà più accettata.

Il comma 3 del medesimo articolo prevede che i datori di lavoro che dal 1° luglio 2021 presenteranno richiesta di trattamenti di CIGO e CIGS per riduzioni o sospensioni dell’attività lavorativa, secondo la disciplina di cui agli artt. 11 e 21 del D.lgs. n. 148/2015, sono esonerati dal versamento del contributo addizionale fino al 31/12/2021.

Per tutta la durata dei suddetti trattamenti, fino al 31/12/2021, a tali datori di lavoro è preclusa la possibilità di effettuare licenziamenti ai sensi degli artt. 4, 5 e 24 della L. n. 223/1991 (licenziamenti collettivi e licenziamenti per giustificato motivo oggettivo) e restano sospese le procedure avviate successivamente alla data del 23/02/2020.

Restano valide le deroghe previste dalla normativa ad oggi vigente.

ART. 41. (Contratto di rioccupazione) – Dal 01/07/2021 e fino al 31 ottobre 2021 è istituto il contratto di rioccupazione , destinato ai lavoratori disoccupati ed ai datori di lavoro privati, esclusi quelli del settore agricolo e del lavoro domestico, che beneficeranno dell’esonero contributivo del 100% dei contributi previdenziali a loro carico, ad esclusione dei contributi e premi dovuti all’INAIL e ferma restando l’aliquota di computo pensionistica.

L’esonero potrà essere fruito nel limite massimo di importo pari a 6.000 euro annui, riparametrato e applicato su base mensile.

Si tratta di un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato cui, per quanto non espressamente previsto dal decreto, si applica la disciplina prevista per i rapporti di lavoro a tempo indeterminato, diretto a incentivare l’inserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori nella fase di ripresa delle attività dopo l’emergenza epidemiologica.

Il contratto di rioccupazione prevede, con il consenso del lavoratore, un progetto individuale di inserimento, della durata di 6 mesi, finalizzato a garantire l’adeguamento delle competenze professionali del lavoratore al nuovo contesto lavorativo.

I datori di lavoro, per potere accedere al beneficio, nei 6 mesi precedenti l’assunzione col contratto di rioccupazione non devono avere effettuato licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo, né licenziamenti collettivi nella medesima unità produttiva.

Al termine del periodo di inserimento le parti possono recedere dal contratto con preavviso decorrente dal medesimo termine.

Durante il periodo di preavviso continua a trovare applicazione la disciplina del contratto di rioccupazione.

Se nessuna delle parti recede il rapporto prosegue come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Comportano la revoca dell’esonero e il recupero di quanto già fruito dal datore di lavoro: 1) il licenziamento intimato durante il periodo di inserimento; 2) il licenziamento intimato al termine del periodo di inserimento (se il lavoratore non viene confermato); 3) il licenziamento collettivo o il licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo di un lavoratore impiegato nella medesima unità produttiva e inquadrato con lo stesso livello e categoria legale di inquadramento del lavoratore assunto con gli esoneri contributivi, effettuato nei 6 mesi successivi alla predetta assunzione.

Ai fini del computo del periodo residuo utile alla fruizione dell’esonero, la predetta revoca non ha effetti nei confronti degli altri datori di lavoro privati che assumono il lavoratore.

In caso di dimissioni del lavoratore il beneficio viene riconosciuto per il periodo di effettiva durata del rapporto.

L’esonero contributivo è cumulabile con gli esoneri contributivi previsti dalla legislazione vigente solo nei 6 mesi successivi al periodo di 6 mesi di inserimento.

L’esonero contributivo è subordinato all’autorizzazione della Commissione Europea.

ART. 43. (Decontribuzione settori del turismo e degli stabilimenti termali e del commercio) – Ai datori di lavoro privati dei settori del turismo e degli stabilimenti termali e del commercio a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto (26/05/2021), ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche, è riconosciuto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a loro carico, fruibile entro il 31 dicembre 2021, nel limite del doppio delle ore di integrazione salariale già fruite nei mesi di gennaio, febbraio e marzo 2021, con esclusione dei premi e dei contributi dovuti all’INAIL. L’esonero è riparametrato e applicato su base mensile.

Ai datori di lavoro che beneficeranno dell’esonero,  fino al 31 dicembre 2021 si applica il divieto di licenziamento. La violazione comporta la revoca dell’esonero contributivo concesso con efficacia retroattiva e l’impossibilità di presentare domanda di integrazione salariale.

L’esonero è cumulabile con altri esoneri o riduzioni previsti dalla normativa vigente, nei limiti della contribuzione previdenziale dovuta. L’esonero contributivo è subordinato all’autorizzazione della Commissione Europea.

ART. 45. (Proroga CIGS per cessazione e incremento del Fondo sociale per occupazione e formazione) – Viene apportata una modifica all’articolo 44 della legge n. 130/2018, inserendo dopo il comma 1 la previsione della possibilità di prorogare di 6 mesi  il trattamento CIGS concordato in sede governativa col Ministero del Lavoro, per le aziende che abbiano particolare rilevanza strategica sul territorio, che abbiano avviato le procedure per la cessazione attività.

ART. 70. (Esonero contributivo a favore delle filiere agricole appartenenti ai settori agrituristico e vitivinicolo) – Per le aziende delle filiere agricole appartenenti ai settori agrituristico e vitivinicolo, ivi incluse le aziende produttrici di vino e birra, come individuate dai codici ATECO dell’allegato I al Decreto-Legge, è riconosciuto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, per la quota a carico dei datori di lavoro per la mensilità relativa a febbraio 2021.

Il medesimo esonero è riconosciuto agli imprenditori agricoli professionali, ai coltivatori diretti, ai mezzadri e ai coloni, con riferimento alla contribuzione dovuta per il mese di febbraio 2021.

L’esonero è riconosciuto nei limiti della contribuzione dovuta al netto di altre agevolazioni o riduzioni delle aliquote di finanziamento della previdenza obbligatoria, previste dalla normativa vigente e spettanti nel periodo di riferimento dell’esonero, ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.