Assegno unico universale, pubblicata in Gazzetta ufficiale la legge delega

E’ stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale del 6 aprile la Legge n. 46/2021 con cui viene data delega al Governo di semplificare, riordinare e potenziare le misure a sostegno della genitorialità con l’istituzione dell’assegno unico universale.

L’assegno unico universale andrà a sostituire le seguenti attuali misure a sostegno delle famiglie:

  • assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori (art. 65 L. n. 448/1998);
  • assegno di natalità (art. 1, comma 125, L. n. 190/2014; art. 23-quater, commi 1 e  2, D.L. n. 119/2018 e art. 1, comma 340, L. n. 160/2019);
  • premio alla nascita (art. 1, comma 353, L. n. 232/2016);
  • fondo di sostegno alla natalità (art. 1, commi 348 e 349, L. n. 232/2016).

Obiettivo dell’assegno unico universale è il graduale superamento delle seguenti misure:

  • detrazioni  fiscali  previste  dall’articolo  12,  commi  1, lettera c), e 1-bis, del TUIR,  di cui al D.P.R. n. 917/1986;
  • assegno per il nucleo familiare,  previsto  dall’articolo  2 del  D.L. n. 69/1988, convertito dalla legge n. 153/1988,  nonché  assegni familiari previsti  dal  T.U. delle  norme  concernenti  gli assegni familiari, di cui al D.P.R. n. 797/1955.

Saranno mantenute le misure e gli importi previsti per il coniuge e gli altri familiari a carico.

L’assegno spetterà ai cittadini italiani, ai cittadini dell’Unione europea o loro familiari titolari di diritto di soggiorno o di diritto di soggiorno permanente, e ai cittadini di uno Stato non appartenente all’Unione europea titolari di un permesso di soggiorno UE di lungo periodo o di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro o ricerca di durata almeno annuale.

Oltre ai requisiti sopra esposti, i richiedenti dovranno essere soggetti al pagamento dell’imposta sui redditi in Italia; essere residenti o domiciliati con figli a carico in Italia per la durata del beneficio ovvero essere stati residenti in Italia per almeno due anni, anche non continuativi, o essere titolari di un contratto di lavoro a tempo indeterminato o a tempo determinato di durata almeno biennale.

In base alla Legge di delega, i decreti attuativi dell’assegno unico universale seguiranno le seguenti linee guida:

  • riconoscimento di un assegno mensile per ciascun figlio minorenne a carico. Il beneficio decorre dal settimo mese di gravidanza. Per i figli successivi al secondo, l’importo dell’assegno è maggiorato;
  • riconoscimento di un assegno mensile, di importo inferiore a quello riconosciuto per i minorenni, per ciascun figlio maggiorenne a carico, fino 21 anni di età, con possibilità di corresponsione dell’importo direttamente al figlio, su sua richiesta, al fine di favorirne l’autonomia. L’assegno è concesso solo nel caso in cui il figlio maggiorenne frequenti un percorso di formazione scolastica o
    professionale, un corso di laurea, svolga un tirocinio ovvero una attività lavorativa limitata con reddito complessivo inferiore a un determinato importo annuale, sia registrato come disoccupato e in cerca di lavoro presso un centro per l’impiego o un’agenzia per il lavoro o svolga il servizio civile universale;
  • riconoscimento di un assegno mensile di importo maggiorato a favore delle madri di età inferiore a 21 anni;
  • riconoscimento di un assegno mensile di importo maggiorato in misura non inferiore al 30% e non superiore al 50% per ciascun figlio con disabilità, con maggiorazione graduata secondo le classificazioni
    della condizione di disabilità; tale assegno sarà riconosciuto senza maggiorazione, anche dopo il compimento del ventunesimo anno di età, qualora il figlio con disabilità risulti ancora a carico.

L’importo dell’assegno unico universale sarà progressivo e calibrato in funzione della situazione economica familiare desunta dall’ISEE e potrà essere erogato come somma mensile in denaro o credito d’imposta. In entrambe i casi, sarà ripartito in misura uguale tra i genitori o, in assenza, a chi esercita le funzioni genitoriali. In caso di genitori separati o divorziati, in assenza di accordo, l’assegno è erogato al genitore affidatario. Analogamente, in caso di affido condiviso, in mancanza di accordo, l’assegno è ripartito in misura uguale tra i genitori.

L’assegno unico universale compete anche ai percettori di reddito di cittadinanza e non è considerato per l’accesso e la determinazione della misura di prestazioni sociali.